A pochi chilometri dalla città di Reggio Calabria, percorrendo la costa Jonica in prossimità di Melito di Porto Salvo, si scorge la rupe di Pentedattilo, un borgo storico tanto pittoresco quanto affascinante, che mi ha incuriosita dal primo momento in cui ne sono venuta a conoscenza.
E’ proprio arrivando nel punto dove possono sostare le auto, che la vista di questa rupe maestosa, dalla forma caratteristica di cinque dita, mi incanta con tutto il suo fascino misterioso. Salgo a piedi fino ad arrivare nel centro del borgo, felice di aver scelto questo itinerario e di scoprirne un pò la storia e i segreti.
Vengo accolta con cordialità da Giusina, che ama questo luogo e ama il suo lavoro. Dopo, le chiederò di farmi visitare la sua bottega di intaglio del legno e del sapone artigianale, perché amo conoscere queste piccole realtà dedite alla rinascita e alla valorizzazione dei borghi abbandonati.
Mi addentro nel centro ed incontro le poche persone che ci vivono di giorno, contribuendo a mantenere vivo questo piccolo meraviglioso borgo da preservare.
E’ qui che incontro Daniela, una persona gentile che vive qui da alcuni anni e ordisce stupendi manufatti in macramè, oltre a realizzare con le sue mani splendide creazioni artistiche.
Mi affascina la sua calma, la culla del suo vivere per scelta in un borgo che apparentemente sembra dimenticato, ma che grazie a persone come lei rifiorisce di vita.
Daniela mi mostra la sua bellissima bottega artigianale e mi offre il caffè nella sua piccola casa sopra la bottega. Una casa che sa di essenziale ma che vibra e trasmette pace interiore. Dalla grande terrazza si gode una vista magnifica fino al mare della costa Ionica, e tutto intorno è silenzio.
Per mia fortuna ho visitato le rovine del Castello di Pentedattilo nel corso di un’escursione speciale guidata da un archeologo di Reggio Calabria, profondo conoscitore della storia del Castello. Durante la visita emerge anche il racconto sulla strage degli Alberti, che mi incuriosisce a saperne di più in seguito, attraverso la lettura del libro scritto da uno storico Calabrese, che ha attinto le fonti dall’unico, antico manoscritto esistente sulla tragicità dei fatti accaduti la sera del 16 aprile 1686.
Non mi sono limitata a visitare Pentedattilo in giornata. Ho volutamente scelto di vivere pienamente l’esperienza soggiornando in una casa rurale, ristrutturata, confortevole ed accogliente.
Ho cenato in terrazza nella casa di una delle due donne residenti nel borgo. Un’atmosfera molto conviviale, intrisa di semplicità e sapori della cucina contadina, di cui ho apprezzato tutto, soprattutto il gusto unico del formaggio di capra e dei salumi fatti in casa.
La sera Pentedattilo si addormenta tra il buio delle sue case. Tutto intorno è silenzio, mentre a pochi chilometri di distanza la vita scorre, animata nelle sere d’estate.
E’ stato bello essere stata qui, avere vissuto quest’esperienza, anche se per poco tempo. Chissà come si sta nelle tiepide giornate di autunno, quando l’aria, non più appesantita dal calore intenso, permette di vedere bene il mare e la vetta dell’Etna. Credo proprio che tornerò.
#Calabria
Testo e foto di Rita Levis


